| Concorsi 1958-1979 |
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Un Carnevale che ha per palcoscenico un intero centro storico cittadino riservato ed addobbato per l’occasione; un Carnevale che influenza idee, iniziative, realizzazione, partecipazione collettiva; un Carnevale che accoglie anche spettatori forestieri richiamati dall’eco dell’evento unico, altrove irripetibile; un Carnevale siffatto ha indubbiamente su di sé grosse responsabilità: quella della non ripetitività, delle proposizioni stuzzicanti e coinvolgenti e, soprattutto, del rifiuto dei temi puramente onirici per privilegiare la satira sociale, puntata sugli avvenimenti della quotidianeità. È il Carnevale di Ascoli Piceno. Consultandone la vena tematica per l’arco di un ventennio (1958 – 1979) è possibile leggere uno spaccato non solo della vita locale ma anche di quella del Paese nelle sue vicende di maggior risonanza anche se non necessariamente le più importanti. Il Carnevale ascolano, infatti è sempre attento a guardarsi intorno, incrociare i suoi occhi con ogni sfaccettatura della realtà e massimamente la meno piacevole, riproporla scanzonatamente per cercare di esorcizzarne gli influssi; dunque, un divertirsi legato, magari inconsapevolmente, a un pizzico di apotropaicità, retaggio delle antichissime origini carnascialesche. In Ascoli c’è anche un concorso di mascherate, “Carnevale in piazza”, che ha visto aumentare negli anni il numero dei partecipanti cosicché si è dovuto procedere nella normativa concorsuale, per categorie basandole appunto sul numero dei componenti il gruppo. Siamo dunque nel lontano 1958. Sull’onda del successo musicale sanremese di Domenico Modugno, ecco “Nel blu dipinto di blu” a cui arrise il 2° premio. Ma quell’anno coincise anche con la ratifica della legge Merlin (20 febbraio), occasione troppo ghiotta per gli scanzonati della maschera che sfornano “Le educande di Madama Dorè” (1° premio); il tema si protrasse per qualche anno: “L’esercito della salvezza” e “Le favorite del Pascià”. La potenza del messaggio televisivo ha fatto sempre presa: a “Il musichiere” o “I Miserabili” si è affiancato l’irresistibile richiamo di Carosello: “Calimero il pulcino nero”, “El Merendero”, “Carmencita e i paulisti” sono solo una manciata di mascherate ispiratesi al famosissimo siparietto pubblicitario. “Carosello”, infatti, sarà sempre una sicura, valida fonte di riferimento e quando nel 1977 andò … in pensione, scemerà nella presenza carnascialesca ma non se ne allontanerà mai del tutto. Quando cominciarono ad affacciarsi sul palcoscenico dell’Ariston a Sanremo i primi cantanti stranieri, gli ascolani, straniti, sottolinearono con “Festival della Canzone Italiana del cantante straniero”.Con la TV, anche le pellicole cinematografiche e i programmi radio hanno dato e danno linfa ai gruppi in maschera: “I medici della mutua”, “Jella contro Jella”, “Anonimi Veneziani”. E non si pensi che i riferimenti siano fotocopie dei programmi; essi sono, ovviamente, una rivisitazione degli stessi non solo in chiave grottesca ma intorno a cui costruire tutta una saggistica. Anche la cultura fa capolino con, ad es., “I supergialli Montatori”. L’attualità politico-economica entrò in scena con “Le bellezze del M. E. C.”, il “Boom economico italiano”, l’”O. N. U.”, “La diplomazia del ping-pong” fino allo “Sciopero dei ladri per la svalutazione della lira” nel 1977. Il Governo manda in pensione la Befana dichiarando giorno feriale il 6 gennaio (salvo poi a tornare sui suoi passi qualche anno dopo)? Ecco pronto, nel 1978, “E la Befana?” sottolineando, in gergo locale, “dove è ita a fenì?”.“Gioventù bruciata”, “Fra Capelloni da cerca”, “Anche dell’Uganda sono arrivati i capelloni”, “Gioventù beat”, “Mio marito è un capellone” sottolineano gli anni della contestazione giovanile (1968) così come gli anni del terrorismo s’imposero con, nel ’77, “National Palestinian Corporation”, “I fedain”, “GhedaFiat”. Nel 1974 dominano i temi sul giro di vite economico: “Austerity”, “Viva l’austerità”, “Austerity. Come reagisce una famiglia italiana”, “Petrol Nix … on”, “Dal Tirolo con austerità”, “Le miss austerity”. Dunque, il Carnevale di Ascoli Piceno: un modo curioso di leggere brani di storia ma certamente piacevole perché stelle filanti e coriandoli fanno da filtro al grigiore di una quotidianità spesso faticosa da sopportare e la colorano di ottimismo. Un Carnevale, quello ascolano, che non si racconta ma si vive. Provare per credere. Marcella Rossi |
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