| Concorsi 2000-2009 |
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Nella due ultime edizioni di “Pampalì ficcanaso” abbiamo rievocato i temi più rappresentati nei Concorsi Mascherati del quarantennio 1959/1999. Le proposte dei Gruppi, abbiamo visto, attingono dalla vita sociale, massimamente cittadina ma in buona misura anche nazionale o internazionale. Un giocare metaforico con la vita riscontrabile sia nei Gruppi sia nelle Maschere singole; queste ultime, spesso con garanzia aprioristica di quadretto fortemente esilarante e, a nostro parere, la mascherata migliore in assoluto avendo unicamente sul singolo individuo il carico di tutta un’ impalcatura fantasiosa che va dal concepimento dell’ idea alla sua realizzazione, alla trasmissione agli altri.
Il periodo 2000/2009 è ovviamente sulla falsariga dei precedenti perché il Carnevale ascolano è questo: esaltarsi e far esaltare ironizzando su storia, abitudini, debolezze (mai meriti), linguaggio. Citiamo qualche esempio; non se la prendano i non nominati, considerino l’ omissione alla stregua del noto proverbio; “a Carnevale, ogni scherzo vale”. Anche in questo decennio i temi hanno scorrazzato tra i proverbi dialettali (pozzi senza fondo, argutamente rivisitati): “Ce siende cerqua che l’ accetta tagghia?” (anno 2000); “Li panne sporche se lava ‘n piazza” (2003); “Ogne, ntigne e magna” (2004); “Chi Joca a lu lotte e penza de vince, lascia li stracce e pigghia li cince” (2005); “Li chiacchiere fa li peducchie … “ (2007). Molto gettonati personaggi e situazioni ambientali locali: “Savino che la televisiò” (2003); “Nen levete li cabbine che nen c’ hai lu telefonine” (2000); “La galleria di Croce di Casale se ‘nnaugura a Carnevale” (2002). Presenti anche i grandi temi sociali: “Trattamento di fine rapporto” (2000); “E’ crisi universale” (2009); “Carissima ortofrutta” (2005); “Ma quale crisi del lavoro … “ (2008); ed accanto ad essi quelli più strettamente cittadini: “Beirut, l’ uddeme remaste” (2005); “Faceteme venda’ ‘sta mennezza” (2003); “Nen ce sta’ più ‘nu buce pe parcheggià” (2006); “S.I.C.E.: c’ jè fate patì, mo facce devertì” (2009); “’N piazza la giostra se repiazza” (2008). Spuntano fuori, imprevisti, anche temi filosofici: per esempio, di fiducia in se stessi: “Se ce cride pe ddavè; tutte li porte po’ ‘i bbè” (2000) o di ineluttabile rassegnazione a quanto il destino propone: “Mogghie, marite e figghie, come Dio te li dà te li pigghie”. Letteratura, films, spettacoli televisivi, canzoni sono altrettanti spunti come i giochi di parole, lo sport, la politica, il clima. Il 2007, dall’ inverno mite e l’ estate piovosa, sforna, ad esempio, “Lu clima s’ è ‘mmattite: c’ era ‘na vodda aùste”, “L’ effetto serra in Ascoli”, “Gli eschimesi; ma lu fridde dove sta?”. Il 2007 apre una nuova sezione, “Nonni e nipoti” ed è un successo. Si difendono anche i concittadini che volano alto nel mondo, invidiati da personaggi importanti: “Allevi a lu Senate va a ssenà e Uto Ughi fa lu ciaracià” (2009). La carrellata in tre puntate, di cinquanta anni di Concorsi mascherati termina qui. Ma l’ eredità lasciata dagli antichi Saturnali di certo riecheggerà all’ infinito con personaggi nuovi, eventi nuovi, sistemi nuovi eppure tutti con l’ ancestrale significazione: uscire dal quotidiano per esorcizzarne debolezze, limiti, preoccupazioni, plaudendo alla forza persuasiva dell’ idea brillante, dell’ ingegno che l’ ha realizzata, della risata che l’ ha connotata. A risentirci fra qualche anno quando, forse, Passarò avrà davvero “comprato Meletti” (2000), quando magari “nemmeno con i salti mortali arriveremo a fine mese” (2006) ma sarà comunque piacevolissimo “circolare per le vie di Ascoli” (2002) sotto le iridescenze degli stupendi lampadari (a gocce o arlecchinati), immersi tra coriandoli e sana allegria “contro il logorio della vita moderna” (2007), tutti insieme appassionatamente perfino ne “La riuniò di condomino” (2002).
Marcella Rossi
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