2005, Zè Valentini
…I' me so' sembre mascarate, c'aviè sette, otte anne e mme mettié la
mascherina su 'n faccia. Puó c'aviè li sorelle grosse, e mme mettié li
gonne da femmena. Co' chigghie addre frechi' javame 'm biazza. Può
'rrevétte la guerra, e mascaràsse era vietato.
Dopo il '45, tornò a mascherarsi …
Scì, lù mascarasse… ce stié la fame nera! Chi te la dava, la vogghia! I'
da Borghe Chiare, java su l'Industriali (Porta Romana n.d.r.). A la
matina priéste, quanne 'rrevavame 'ccima lu ponte (il Ponte Nuovo n. d.
r.), la chiamavamo “la piccola Siberia” pe' quante facié frìdde. Lungo
llù ponte devavamo cammena' 'ccucciate sott'a lù parapiétte, pe' nen
pegghià lì raffeche de viende. Javàme che lì cazzelette corte, e li
ciuoccule jò lì pié.
Poi che è successo?
E' secciésse che negli anni '50, seme 'nghemengiate a ffa' li gruppe co'
Lucio Sestili, Benito Calvaresi e Mariano Camaioni che isse facié
sembre lù direttore.
Andavate ai veglioni?
No, sembre de fore. Ai veglioni ce iàva li gruppe, tipo quello
dell'avvocato Lattanzi.
In Piazza c'erano i lampadari?
Arrivarono dopo. Li disegnò Costantini, facendoli fare a Massimo
Sabatini che stava su l'Industriali. Ìsse java co' li sallatrici nei
locali della Ditta di Zzè Peci, li fece uno ad uno.
Fino a quando si è mascherato?
Recentemente ho avuto problemi di salute, e purtroppo me so' devute
ferma'…
2002, Zè Vagni
Si avvia alle nozze d’ oro con il Carnevale.
Sì, infatti ho iniziato a mascherarmi quasi da mezzo secolo, verso il ’63 ’64, non ricordo bene.
Avevo 5 anni, ricordo che mi trovavo da Meletti e le conigliette furono una folgorazione…
Nel 1968 ad Eraldo Mancia venne in mente di fare le Conigliette di Play Boy (1° in cat. A aex equo con "La Banda di Zacchei" del gruppo di Checco Fabiani n.d.r.), io facevo l’ elegantissimo presentatore. Le Conigliette erano tante, tra cui: Sergio D’ Auria, Ginetto Melchionna, Corrado ed Espartero Brozzi, Sandro Odoardi, nonché Carlo Mestichelli (figlio della mitica Mercedes che fornì le parrucche n.d.r.). Carlo era molto giovane, mentre per gli altri si capiva benissimo che erano uomini mascherati da donna, questo sembrava una femmina autentica!
Nei primi anni ’80 iniziai a mascherarmi con te, nel gruppo che ancora esiste.
Davanti a Brunozzi sono state fatte delle mascherate bellissime, tra cui “E’ rrapierte lù casì” nel ‘90 con Clorindo Salvucci (Mascherina d’ Oro 2007 n.d.r.). Comunque andando in giro devi parlare con la gente, mentre le postazioni fisse sono un teatro. Tra le fisse e le mobili, io personalmente sono 50% per una e 50% per l’altra. Invece sono assolutamente contrario alle bombolette, sono la rovina del Carnevale.
Adesso fai coppia con Domenico Fioravanti.
Quest’ anno io e lui da soli, ci mascheriamo il giovedì ed il sabato. Invece Domenica e Martedì Grasso avremo anche “Peperoso” (Alberto Ercoli Mascherina d’ Oro 1995, la prima della 2° serie n.d.r.); nel pomeriggio ci metteremo davanti a Zè lù pellare (Mascherina d’ Oro 2004 n.d.r.), mentre la domenica mattina davanti a S. Francesco…
1995, Alberto Ercoli
Il Carnevale ce l’ha nel sangue. Ha 70 anni e per 40 ha vissuto la
nostra kermesse carnascialesca da protagonista, in gruppo e come
maschera singola. Stiamo parlando di Alberto Ercoli, Mascherina d’Oro
1995, Premio Ercole Mancini nel 2006 e vincitore di numerosi concorsi
mascherati e premi come l’edizione 2002 de “L’Asene che vola”. Una
lunga carriera non c’è che dire.
“A parte le classiche maschere da bambino, ho iniziato a partecipare al
Carnevale inteso come vero e proprio teatro di strada alla fine degli
anni Sessanta con “Li Precise”. Poi – racconta Alberto Ercoli –
abbiamo fatto un gruppo tutto nostro con, tra gli altri, Lucio Sestili,
Alberto Foglia, Armando Tomassetti, Zè Valentini, Alberto Camaioni,
Alvaro Bellini e Mariano Camaioni. Tra l’altro a quel tempo segnammo
anche una svolta del Carnevale perché per la prima volta uscimmo la
domenica mattina, con “Il Canzoniere”, poi ci hanno seguito,
opportunamente, tutti gli altri”.
Di Ercoli e il suo gruppo si ricordano mascherate epiche come “È
revenute li 'mmerecane”, “Li curdare”, “Il cambio della quindicina”,
“L’asene che vola”, portato perfino in trasferta al Carnevale di Milano.
Ma anche maschere singole come “E’ revenute Manducce”, “Lu sfrigne” e
il recente “Ernesto Calindri”.
Ogni anno Alberto Ercoli annuncia che si maschera per l’ultima volta.
“Poi quando si avvicina il Carnevale sale la febbre, mi viene in
mente qualche mascherata e non di rado ne ho fatte diverse nello stesso
anno. Anche perché non ho problemi economici, nel senso che le mie
mascherate costano pochissimo, perché le faccio con abiti semplici, pur
curandole comunque bene”.
Da un maestro del Carnevale ci aspettiamo qualche suggerimento
affinché questa meravigliosa festa ascolana si mantenga sempre
all’altezza delle aspettative.
“Il Carnevale ascolano nasce itinerante – dice Alberto Ercoli – e a mio
avviso come tale dovrebbe essere vissuto. Questo per dire che non sono
molto favorevole alle postazioni fisse. Capisco per chi ha grandi
scenografie, ma c’è chi non ne avrebbe bisogno. Vuoi mettere poi la
fatica di girare rispetto a chi sta fermo? Se proprio ci devono essere,
concentriamole a piazza Arringo, lasciando il Salotto di Piazza del
Popolo libero per le maschere che si muovono. E mo’ lasceteme sta che me
deve I’ a mascherà! Buon Carnevale a tutti”.
1966, Mario Formica
Mario Formica, abitava nella casa paterna che si trovava tra via D’Ancaria e rua Antonio Vipera, allora collegate da un archetto pedonale, all’altezza della macelleria di Alvaro e Cecchina Piccioni.
"Le macchine dovevano girare giù da Trontini per andare in via Trieste, e noi ragazzi giocavamo a pallone in via D’Ancaria. Poi la casa di mio padre (ha detto proprio così: “di mio padre” e non “la nostra” come diremmo noi oggi) fu demolita nel 1957, dallo sventramento che consentì il prolungamento di via Ceci fino a via Trieste."
E il Carnevale?
Vincevano sempre, i gruppi mascherati dei signori. Nel 1962 ho organizzato il gruppo “Thaiti, isola del sole”, 5° ex-aequo con “New Orleans”. Nel ’63 “Bellezze al bagno americane anni 1900”, e nel ’64 “Giardino d’infanzia”. Nel ’65 “Nostalgia di Tokio-le geishe”, 3° in categoria A ex-aequo con “Fiori d’ Olanda”.
Nel 1966 per il 3° anno, venne assegnata la Mascherina d’Oro.
Nel mio gruppo c’ era anche Severino Aurini con cui giocavo a pallone, nel ‘66 ci dovevamo comprare le divise e così facemmo “La squadra azzurra ai tempi eroici di Pozzo”, finito il Carnevale avemmo le divise nuove per giocare. Solo che il gruppo, arrivò 9° (ultimo) in cat. A. Ercole Mancini, che due anni prima insieme a Mario Tarlazzi aveva vinto la prima Mascherina d’ Oro, si prodigò affinché venisse assegnata a me. La ritirai a Palazzo dei Capitani, la sera del martedì grasso.
Come è nata la dizione “Carnevale in Piazza”.
Il lunedì notte al Ventidio c’era il veglionissimo, ed i gruppi si esibivano sul palcoscenico. In più la domenica ed il martedì pomeriggio, uscivano all’ aperto per il Carnevale in Piazza. Da Meletti avveniva il lancio dei dolciumi ed i bambini si buttavano per raccoglierli, eravamo ai primissimi anni ’60 ed in Ascoli c’ era ancora la fame nera in alcune famiglie.
E’ vero che c’ erano molti coriandoli?
La domenica ed il martedì grasso, il Carnevale non si faceva solo al pomeriggio, ma continuava anche alla notte con i balli in Piazza. C’ erano mezzo metro di coriandoli e gli scopini dovevano rimanere in servizio per spalarli, altrimenti non si sarebbe potuto camminare. Ma il martedì a mezzanotte, dovunque ti trovavi ti dovevi bloccare, il Carnevale era finito ed in quel momento entrava il mercoledì delle Sacre Ceneri. Nen come mo’, chisce fa quelle che sse pare …
Mario Formica gioca 2 tempi da 45 minuti (11 contro 11) nel campo regolamentare dell’ Agraria due pomeriggi a settimana, giovedì e sabato. La domenica, effettua delle lunghe passeggiate in montagna.
Lunedì 15 febbraio 2010 compie 72 anni, auguri da tutto il Carnevale in Piazza.
A. Spadea
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