Quando hai iniziato a mascherarti?

Ho cominciato a mascherarmi insieme ad alcuni amici di Borgo Chiaro, quando avevo poco più di 14 anni (1967/1968). Ricordo di aver fatto parte successivamente di un numerosissimo Gruppo che interpretò "la strategia del ping-pong", la storica partita a tennis tavolo tra U.S.A. e CINA che riavvicinò per la prima volta i due Paesi ("La diplomazia del ping pong", 14° cat. A 1972 n. i.). Naturalmente la satira prevedeva, la strategia del ping-pong tra cinesi e ascolani… e mi pare che quel Gruppo riuscì a salire sul podio del concorso.

Come era il Carnevale in Piazza negli anni '60?

Negli anni 60 c'era il concorso dei carri organizzato dalle parrocchie per i bambini, c'erano già i primi Gruppi mascherati, la scenografia della piazza cambiava di anno in anno ma, soprattutto, e forse perché c'era poco d’altro, c'era tanta voglia di divertirsi e stare insieme. Piazza del Popolo era incorniciata da decine di bancarelle che vendevano fischietti, manganelli di gomma e coriandoli a sacchi tanto da formare sul pavimento della piazza uno spesso e coloratissimo tappeto dove i piedi affondavano quasi alla caviglia. Si stava in piazza fino a tarda notte ad ascoltare la musica sparata dagli altoparlanti e a ballare insieme in una specie di discoteca all'aperto (quando ancora le discoteche non andavano di moda).

Come nacque l'idea della clamorosa mascherata "Te serve 'na ma'?"

"Te serve 'na ma'?" nasce dalla banale domanda che ognuno di noi si è sentito fare, soprattutto in tempi di campagna elettorale, dal politico in cerca di voti. Erano i tempi dei governi Andreotti e del suo braccio destro Franco Evangelisti (ex presidente prima della Roma e poi della F.I.G.C.) e della sua frase in romanesco riportata dai giornali dell’epoca "A Fra', che tte serve?". Il problema era come rendere ridicola la figura del finto benefattore spesso un millantatore che pensava solo al suo tornaconto: la soluzione migliore fu quella di rendere letterale la proposta di aiuto dando ai cittadini una mano gigante, di polistirolo, fisicamente grande ma inutile ai fini della risoluzione dei problemi. Ricordo che quell'anno in visita nella nostra città c’era lo scrittore Gianni Rodari che, intervistato dai giornali locali, disse di essere rimasto colpito da quella enorme mano che si muoveva nella Piazza.

Qual'è stata la tua mascherata che ricordi con maggior piacere ?

La prima volta (da solo) non si scorda mai. La mascherata che ricordo con maggior piacere è "Fusce viste mogghiema?". Vestito della festa, farfalla d’ordinanza, viso emaciato con aria interrogativa e un grande ramo che si innalzava sopra la testa a mo' di corna e quella domanda ripetuta a tutti: "Fusce viste mogghiema?". Idea banale quella del cornuto, interpretata nel modo più semplice possibile, priva di tutte le volgarità con cui si poteva infarcire. Non ero iscritto a nessun concorso ma ricordo con piacere gli apprezzamenti e complimenti dei tanti veterani del Carnevale. Era il 1975, sono passati quasi 40 anni ma ancor oggi, quando esco in maschera a Carnevale, sento qualcuno del pubblico che commenta: "quisse è quille che java cerchenne la mogghie!".

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